“Sconfinamenti” è il nuovo mini festival promosso da PIAM ETS dedicato al teatro e alla musica dal vivo che propone un percorso attraverso la scena contemporanea e le sue forme espressive più ibride.
Il cartellone riunisce spettacoli teatrali, concerti e performance dal vivo, valorizzando artisti capaci di muoversi tra tradizione e contemporaneità, tra radicamento territoriale e dialogo con esperienze culturali che superano i confini geografici e sociali. Il festival nasce dalla convinzione che la cultura possa diventare uno spazio di incontro e di relazione. La scelta di un contesto non urbano permette di raggiungere pubblici che raramente frequentano i circuiti culturali tradizionali, offrendo un’esperienza artistica immersiva e accessibile.
A rendere il progetto particolarmente significativo è la sua sede: Villa Quaglina, centro di accoglienza per rifugiati situato in una frazione collinare del Comune di Asti. Un luogo già attraversato da persone, storie e culture differenti che, per l’occasione, si trasforma in un hub culturale temporaneo aperto all’intera cittadinanza. Durante le giornate del festival, Villa Quaglina ospita inoltre un punto bar e ristoro.
Particolare attenzione è riservata al audience engagement. Oltre alla scelta di uno spazio non convenzionale, il festival promuove momenti di dialogo tra artisti e pubblico, favorendo una partecipazione attiva e una relazione diretta con l’esperienza performativa. La collaborazione con associazioni e realtà del territorio contribuisce inoltre ad ampliare la partecipazione e a coinvolgere nuove fasce di pubblico.
L’elemento centrale del progetto è il coinvolgimento diretto delle persone che vivono a Villa Quaglina. I rifugiati ospitati nel centro di accoglienza hanno preso parte al percorso di ideazione del festival e saranno protagonisti delle attività, affiancati da mediatori culturali.
Guidati da Letizia Veilluva, i ragazzi di Villa Quaglina hanno partecipato nel mese di luglio a un laboratorio di linoleografia con l’obiettivo di creare insieme l’identità visiva del Festival. Al centro del laboratorio c’era una parola: confine. Confini fisici, geografici, personali. I limiti che incontriamo ogni giorno e quelli che abbiamo già avuto il coraggio di superare. È stato anche uno spazio per riflettere sul significato della libertà: come si può raccontare attraverso un’immagine?
Il logo che nasce da questo percorso è il risultato di un processo collettivo, fatto di ascolto, creatività e partecipazione. Attraverso il segno inciso sul linoleum, i ragazzi hanno trovato un modo per esprimersi, condividendo la propria idea di ciò che significa andare oltre un confine.
“Sconfinamenti nasce dal desiderio di guardare oltre ciò che sembra separarci.”
Anche l’Associazione Alzheimer, attiva da anni all’interno di Villa Quaglina con laboratori di stimolazione sensoriale, ha contribuito alla progettazione dell’iniziativa. Insieme è stata condivisa una programmazione caratterizzata da una forte componente ritmica e musicale, pensata anche come occasione di stimolazione sensoriale per le persone con Alzheimer. Durante il festival saranno inoltre predisposti momenti e spazi dedicati alla loro partecipazione.
Il primo appuntamento del Festival Sconfinamenti si è svolto nella serata del 2 agosto
Alle 18:00, Il festival ha preso il via con l’intervento di Antonello Mangano, giornalista e autore impegnato da anni nello studio delle condizioni dei lavoratori agricoli migranti. Mangano ha presentato la sua ricerca dedicata al fenomeno del bracciantato nella Piana di Sibari: “Amendolara – I braccianti bruciati vivi sono un costo aziendale”.
Alle 21:00, Marco Gobetti ha portato in scena il monologo “Di come precipita il doppio di un migrante, ovvero L’anciuvé suta prucess”, un lavoro teatrale che intreccia italiano e piemontese per raccontare migrazione, bracciantato e memoria. Questo monologo è nato dal confronto diretto con il pubblico attraverso il progetto di teatro partecipato “Strad-rama”. Lo spettacolo intreccia italiano e piemontese per affrontare i temi della migrazione e del bracciantato, prendendo come filo conduttore la figura dell’anciuvé, l’antico venditore ambulante di acciughe, simbolo dell’emigrazione storica che dialoga con le migrazioni contemporanee.
Ci saranno ancora altri appuntamenti a settembre. Non perdeteli! Per maggiori informazioni, seguite la nostra pagina Instagram







